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LE RELAZIONI SOCIALI

a cura di

Dott.ssa Paola Catalano

Psicologa dell’età evolutiva



Il processo di socializzazione inizia fin dalla primissima infanzia, dopo la nascita, e progredisce durante l'adolescenza tramite i complessi processi di apprendimento che conducono l'individuo ad assumere modelli di comportamento simili a quelli degli altri individui che formano il suo gruppo di appartenenza. La definizione di socializzazione di Brim è quella classica: è quel processo mediante il quale gli individui acquistano le conoscenze, le abilità, i sentimenti e i comportamenti che li mettono in grado di partecipare, quali membri più o meno efficienti, alla vita sociale. Il divenire sociale viene fatto coincidere con l'adattamento dell'individuo alla società e con l'assunzione di ruoli sociali, adattamento che si realizza mediante processi di apprendimento sociale.

 

Gli orientamenti teorici nell'analisi del processo di socializzazione

La teoria dell'apprendimento sociale (che si rifà al paradigma di Skinner), considera il neonato come dotato di bisogni fisiologici fondamentali, che vengono soddisfatti dall'adulto che si prende cura di lui: la fame e la sete vengono soddisfatte con cibi e bevande. Il bambino associa tali rinforzi alla presenza della madre che diventa così un rinforzo secondario e acquista valore di ricompensa. Secondo Sears, quando verso la fine del primo anno di vita il bambino avrà stabilito un rapporto di dipendenza dall'adulto (secondo il paradigma S-R), quest'ultimo comincerà a fare tutto per creare l'indipendenza nel bambino, diminuendo l'interazione con lui; la frustrazione che ne segue porterà il bambino a riprodurre i comportamenti materni che sono stati maggiormente gratificanti, imitandoli. Attraverso l'imitazione e le identificazioni si realizza il progressivo inserimento del piccolo nel mondo sociale. Secondo l'approccio psicobiologico, invece, (Moltz) l'organizzazione dello sviluppo sarebbe quasi esclusivamente mediata da fattori biologici innati. La teoria dell'attaccamento (Bowlby) sostiene che la ricerca della vicinanza con un altro essere della propria specie viene considerata come una predisposizione innata da cui dipende lo sviluppo sociale. Bowlby spiega il primo sviluppo sociale come un passaggio da sistemi semplici a sistemi sempre più elaborati; il modo attraverso il quale questi modelli vengono elaborati dal bambino sono il risultato dell'interazione fra l'ambiente specifico e il grado di sviluppo generale del bambino. Per quanto riguarda i comportamenti di attaccamento, Bowlby li distingue in due classi: quelli di segnalazione (sorriso, pianto ecc) e quelli di accostamento (aggrapparsi, seguire); entrambe le classi svolgono la funzione assicurare contatto fisico e vicinanza con la madre, la cui funzione biologica non è il nutrimento ma la protezione. La Ainsworth contribuisce alla teoria di Bowlby analizzando il comportamento esplorativo del bambino (Strange Situation). L'identificazione rappresenta un aspetto fondamentale del processo di socializzazione, e si attua quando il bambino dopo aver formato un legame profondo con determinate persone, desidera attenersi alle loro modalità di comportamento ed evitare la loro disapprovazione. Il bambino tende ad incorporare le loro modalità di comportamento, identificandosi con esse. Il compito della socializzazione risiede all'inizio nella famiglia: l'influenza dei familiari si manifesta nella tendenza del bambino ad imitare i loro modi di comportarsi. L’intero processo che porta il bambino a pensare, sentire ed agire come se le caratteristiche di un'altra persona fossero le proprie si chiama appunto identificazione, e si definisce modello la persona con la quale il bambino tende ad identificarsi.

 

La valutazione dello sviluppo sociale

La valutazione dello sviluppo sociale nei bambini è stata realizzata basandosi sull’osservazione delle interazioni all'interno della relazione madre-bambino, soprattutto mediante la Strange situation di M. Ainsworth, procedura di osservazione controllata, in cui il bambino è posto in una situazione per lui insolita. Il comportamento che si rileva da questa metodologia è indice di attaccamento più o meno sicuro.

Altro strumento utilizzabile è il Test del disegno della figura umana di Machover, che rappresenta l’immagine personale e sociale che il bambino possiede di se stesso.

Le teorie delle relazioni sociali hanno notevoli risvolti applicativo-professionali: sono interessanti, ad esempio, gli studi longitudinali per correlare i pattern di attaccamento a comportamenti psicopatologici. Questi studi mirano sostanzialmente a valutare l'andamento della relazione tra pattern di attaccamento e psicopatologia, allo scopo di sviluppare presidi preventivi. In un contesto psicoterapeutico, un caso clinico può essere letto alla luce della teoria dell'attaccamento: in questo senso l'esplorazione dei Modelli Operativi Interni fornisce un importante spaccato delle modalità di funzionamento relazionale. Le modalità con le quali l’individuo si relaziona, dunque, vengono costruite a partire da pattern ripetuti di esperienze interattive ed intese come modelli di rappresentazioni fisse che l'individuo utilizza per relazionarsi. In particolare, come abbiamo visto analizzando la teoria dell’attaccamento, il modello relazionale costruito nell'arco dei primi 2 anni di vita in rapporto interattivo con i genitori è per l’individuo di enorme importanza. Con il tempo, infatti, la modalità di attaccamento sviluppata nella prima infanzia tende ad estendersi alle altre relazioni, e ad assumere sempre di più le caratteristiche di uno script che contiene tutte le istruzioni circa le modalità di gestire le relazioni sociali da parte dell’individuo.

Il processo di instaurazione di relazioni sociali è di fondamentale importanza nel periodo dell’adolescenza. Infatti, i rapporti sociali che si instaurano entro questa delicata fase di sviluppo fungono da schema di riferimento nella fase di transizione dell'individuo verso ruoli adulti.


 

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