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02 Apr 2013

BY: leonardo.roberti

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a cura di

Dott.ssa Paola Catalano

Cos’è l’epilessia?

Il termine epilessia, in senso stretto, indica una condizione medica cronica caratterizzata da manifestazioni parossistiche epilettiche prevalentemente non provocate. Per parossistiche intendiamo “violente” e “improvvise”. Una crisi epilettica è un mutamento breve nel comportamento causato dall’eccitazione disordinata, sincronica e ritmica di popolazioni di neuroni nel sistema centrale nervoso. Le crisi epilettiche sono eventi a insorgenza improvvisa, determinate da una disfunzione parossistica neuronale focale o generalizzata, e coinvolgenti una o più funzioni cerebrali: stato di coscienza, funzioni mentali, attività motoria e sensitiva.

Nel complesso, si tratta di uno dei disturbi neurologici più comuni sia negli adulti che nei bambini,ma numerose ricerche attestano che nei bambini l’epilessia è ancora più frequente che nell’età adulta.

Le possibili cause dell’epilessia

Con il termine “cause” dell’epilessia facciamo riferimento a quei fattori, già presenti alla nascita o acquisiti nel corso della vita, che possono scatenare la “scarica nervosa”. La maggior parte delle epilessie ha il suo esordio nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza: alcune di tali forme, definite idiopatiche, non hanno nessuna causa attualmente riconoscibile e sono probabilmente determinate geneticamente. Quasi tutte le epilessie idiopatiche sono assolutamente benigne, tipicamente si manifestano in soggetti per altro completamente sani, spesso guariscono completamente o si attenuano nell’adulto. Un gran numero di epilessie ad esordio infantile è invece dovuto effettivamente ad un danno cerebrale acquisito prima o dopo la nascita. Qualsiasi malattia o incidente che possa danneggiare la corteccia cerebrale, anche se il danno è minimo, può essere causa di epilessia. Già prima della nascita infenzioni o disturbi dell’apporto di sangue al cervello del feto, possono causare danni cerebrali che successivamente causano epilessia. Gli incidenti che possono occorrere durante il parto e nei primi giorni di vita neonatale sono probabilmente la causa più comune. Rispetto ai traumi cranici, occorre precisare che abitualmente solo quelli più gravi, con lunga perdita di conoscenza o gravi complicazioni, sono in grado di scatenare un attacco epilettico, e che quindi non vanno considerati come causa d’epilessia i più comuni e banali traumi cranici cui facilmente sono soggetti i bambini. In ultimo, ricorderemo che crisi epilettiche possono verificarsi in modo occasionale, scatenate da situazioni particolari come l’ipoglicemia (termine medico che indica uno stato patologico causato da un basso livello di zuccheri nel sangue).

La memoria: il suo sviluppo in età infantile

Conoscere le caratteristiche della memoria fin dalle prime fasi del suo sviluppo è di fondamentale importanza per comprendere poi al meglio quei disturbi e quelle patologie che, come l’epilessia, possono intaccarla rendendola deficitaria.

La ricerca sulla memoria ha riguardato nel passato soprattutto l’adulto, difatti il soggetto adulto è decisamente più facile da trattare e dispone già di un’ampia gamma di informazioni immagazzinate in memoria; questo rende anche più agevole il compito dello sperimentatore. Ma molte delle domande degli studiosi sullo sviluppo della memoria riguardano proprio il periodo dell’infanzia. I ricercatori si sono chiesti se nel primo anno di vita, i bambini mostrano qualche forma di capacità mnemonica, o ancora se vi sono cambiamenti basilari nello sviluppo dei processi di memoria. Sappiamo oggi che il bambino, nel primo anno di vita, presenta già alcune capacità mnemoniche, questo perchè fin dai primi mesi di vita i bambini fanno molte cose che richiedono l’esistenza di un sistema di memoria.

Olson e Sherman (1983) con le loro ricerche riguardanti l’abituazione dell’attenzione, il riconoscimento delle persone familiari e degli oggetti, l’imitazione e la ricerca di oggetti nascosti alla vista, il condizionamento classico e quello operante, hanno dimostrato che la memoria esiste fin da un’età molto precoce. Sin dai primi mesi di vita la memoria è dunque presente, anche se non si trova ancora al pieno delle proprie potenzialità.

Il riconoscimento nel neonato e nel bambino durante i primi mesi di vita, si sviluppa nella forma più semplice, in maniera non elaborata; egli può rispondere in maniera diversa a stimoli familiari rispetto a stimoli non familiari, ma probabilmente non ha la cognizione reale di averli già incontrati prima.

Durante il 1° anno di vita nel bambino avvengono dei miglioramenti, infatti già verso la fine del primo anno è in grado di conservare informazioni per periodi di tempo più lunghi rispetto ai bambini più piccoli, e necessitano di un tempo decisamente più breve di esposizione allo stimolo per recuperare una traccia in memoria.

Il deficit di memoria nell’epilessia

Differenti eziologie dell’epilessia hanno un effetto diverso sul tipo e sul grado di deficit cognitivo. I fattori correlati agli attacchi, come il tipo di attacco, la frequenza, la durata e la severità, così come il numero delle crisi, causeranno diversi livelli di deficit cognitivi e quindi anche nella memoria. Le ricerche condotte su bambini che avevano subito una crisi epilettica, hanno rilevato che i settori dell’attività mentale che subivano più frequentemente un’interferenza nei soggetti erano la memoria verbale e non verbale a breve termine. Pertanto i bambini affetti da epilessia, indipendentemente dal livello intellettivo, presenterebbero difficoltà legate alla memoria.

Molti dati mettono però in evidenza una differenza tra i sessi per quanto attiene la specializzazione emisferica e la laterizzazione di particolari funzioni cognitive, per cui una ridotta specializzazione topografica renderebbe il sesso femminile meno vulnerabile all’azione di eventi lesivi e dell’attività parossistica epilettica.

Gli studi sui deficit mnestici hanno tentato di chiarire se realmente l’attività epilettica è in grado di alterare le capacità stessa della memoria, in questo senso sono state identificate le epilessie generalizzate primarie e nell’ambito delle forme focali, l’epilessia a parossismi rolandici. Nel primo caso si sarebbe messo in evidenza solo una riduzione nelle capacità attentive, nel secondo caso vi sarebbero errori di memoria con materiale verbale nei soggetti con focolaio sinistro.

E’ fondamentale sottolineare l’importanza della valutazione multifocale del bambino all’interno del suo contesto ambientale; ciò vale soprattutto per un bambino che viene “aggredito” precocemente da una crisi epilettica che può arrestarne lo sviluppo. Tanto più è grave il tipo di epilessia e tanto minori saranno le possibilità di intervento terapeutico, sia farmacologico che riabilitativo.

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